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RESOCONTO RIUNIONE NAZIONALE LAV. COOP. SOCIALI E DEL TERZO SETTORE
Il 25 Giugno si è svolta a Roma la riunione nazionale di lavoratrici e lavoratori di cooperative sociali e del terzo settore, erano presenti le realtà di Roma, Cassino (Fr), Udine e Torre Annunziata (Na).
Roma Bene Comune mozione finale
L’assemblea nazionale realizzata a partire dall’appello proposto da Roma Bene Comune, che si è tenuta oggi 10 settembre 2011, ha raccolto nella struttura dell’ex deposito Atac di San Paolo a Roma una partecipazione che non si vedeva da tempo di collettivi, associazioni, movimenti, realtà del sindacalismo conflittuale e di base;
Ecco un esempio demenziale di cosa possa produrre la "disoccupazione"…
Sono mesi che non rispondiamo più a questa povera marionetta... però un paio di risate vorremmo farcele anche noi...
PerlediPirla
Rubrica sui tesori nascosti nei cervelli d’ostrica
Invitiamo i lettori e le lettrici di Lottadiclasse a recuperare il numero del Corriere della Sera di sabato 17 settembre, dove, a pagina 58, compare l’articolo del Sig. Dario Di Vico: “No agli straordinari di domenica e la democrazia batte il buon senso”
USICONS
NUOVO SERVIZIO ATTIVATO dall’Associazione utenti e consumatori USICONS, PER LAVORATORI E LAVORATRICI DEL SETTORE SCOLASTICO – EDUCATIVO (dagli asili nido e scuole dell’infanzia comunali, alle scuole statali di ogni ordine e grado), PER GENITORI E GENITRICI,
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| Qual è la violenza a Tottenham? |
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Qual è la violenza a TottenhamPubblichiamo l’analisi sui tumulti di Londrache un compagno britannico ci ha inviato
All’indomani di quella che è stata subito chiamata “la sommossa di Tottenham“ gli schermi della televisione hanno continuato a mostrare le stesse immagini spettacolari di scontri, auto in fiamme e giovani che saccheggiano negozi. “Inedite” visioni! Come sempre, di fronte a questo genere di avvenimenti, assistiamo alla stessa indignazione morale dei commentatori autorizzati: politici, giornalisti benpensanti, ispettori di polizia, etc. Tutti condannano la violenza, parlano di manifestazioni pacifiche deviate da criminali esterni e nutrono una improvvisa simpatia verso gli abitanti dei quartieri. Quello che non menzionano mai è perché le stesse cause – miseria sociale, demonizzazione della popolazione locale (notoriamente giovani e operai), abusi da parte della polizia etc. – portino sempre alle stesse conseguenze. Non parlano mai di tutto questo… forse perché fanno decisamente parte dei responsabili di questa situazione?
Quest’anno ricorrono i 30 dall’esplosione dei moti di Brixton (http://en.wikipedia.org/wiki/1981_Brixton_riot), estesisi poi ad altre città in Inghilterra, Toxteth per esempio, quartiere popolare di Liverpool. 25 anni fa, sempre lo stesso quartiere popoare di Londra, Tottenham (Broadwater Farm) (http://en.wikipedia.org/wiki/Broadwater_Farm_riot), si infiammò in seguito alla morte di una residente per mano della polizia. Ad ogni sollevamento di questo tipo la storia sembra ripetersi; e visto che niente cambia non c’è ragione per arrestarla.
Come altre volte, la parola sommossa non è appropriata per descrivere la situazione. Fornisce ai titoloni dei quotidiani una parola forte ma non riflette la realtà della situazione. Non spiega perché le cose accadano né descrive quello che succede. Non è più una parola neutra perché implica che la violenza viene da una sola parte. E questa parte non è quella delle istituzioni. Agli occhi dei media sarà sempre quella dei manifestanti, dei giovani, dei poveri, dei criminali esterni etc.
Ma la realtà della situazione è diversa. Diversi personaggi hanno reagito dicendo che è un giorno molto triste per Tottenham. Quello che invece è realmente triste è quello che è successo negli incidenti del 6 agosto, tutto quello che ha portato a questo sollevamento, allo scoppio di questa rabbia popolare.
Non bisogna sottostimare il risentimento e l’odio della polizia nei confronti di una parte della popolazione di certi quartieri noti. È di dominio pubblico che la Metropolitan Police agisce in piena impunità e che nessuno dei suoi agenti è mai stato condannato nemmeno in caso di colpa. Dal 1998, secondo The Guardian (http://www.guardian.co.uk/uk/2010/dec/03deaths-police-custodyofficers-convicted), 333 persone sono morte in custodia senza che nessun poliziotto sia mai stato condannato. Le morti di Blair Peach , Jean Charles de Menezes (attentati del luglio 2005), Ian Tomlinson (manifestazione anti G 20 2009) e Smiley Culture (cantante reggae morto dopo un raid a casa sua, qualche mese fa) per mano della polizia sono note. In questo contesto, la morte ancora inspiegata di Mark Duggan, residente della città Broadwater Farm, due giorni prima degli avvenimenti di sabato 6 agosto è stata sufficiente per dare fuoco alle polveri. Il contesto globale delle relazioni quotidiane con la polizia va nella stessa direzione. Strafford Scott, residente a Tottenham e membro attivo della comunità, scriveva nell’aprile 2005, 20 anni dopo gli incidenti di Broadwater Farm (http://www.guardian.co.uk/uk/2005/oct/07/ukcrime.race):
“Per la maggior parte dei giovani neri i problemi sono esattamente quelli di prima. Il problema principale è sempre il razzismo istituzionale ed il suo impatto attraverso il comportamento vessatorio della polizia, una pessima scuola pubblica o la mancanza di lavoro.”
Ma anche il contesto sociale ed economico è da deplorare. Tutto avviene semplicemente in ragione del degrado delle condizioni della popolazione locale che un sistema capitalista in crisi non può che accentuare. Il quartiere di Tottenham ha uno dei tassi di disoccupazione più alti di Londra. Più di 10.000 persone sono alla ricerca di un impiego, che significa che ci sono 54 persone per ogni posto di lavoro vacante. Dopo le misure di austerità introdotte dal nuovo governo la maggior parte dei salari sono stati congelati e non seguono più la galoppante inflazione. Il prezzo degli alimenti è aumentato del 5 % il mese scorso. Gli affitti, anche a Tottenham, sono esorbitanti. Il numero delle case popolari è diminuito dopo che Thatcher ha permesso agli abitanti di indebitarsi per poter riacquistare i propri alloggi popolari e nessuna legge obbliga i boroughs (termine che designa l’entità legale che rappresenta ciascun raggruppamento di quartiere) a costruire ulteriori case popolari. In 4 anni, 2006-2009, sono state costruite solamente 328 case popolari in tutto il borough di Haringey (che comprende, tra gli altri, il quartiere di Tottenham). I residenti risentono della frustrazione e dell’alienazione nei confronti di un mondo che vende loro una realtà diversa dalla propria, scintillante e inaccessibile. Essi sanno molto bene che la migliore condizione a cui possono aspirare è quella di un lavoro faticoso, noioso e sottopagato.
E la violenza reale è quella. Non è quella denunciata dai politici, dai giornalisti e dai poliziotti. È quella del governo che si ostina a far pagare la crisi finanziaria alle classi popolari, che porta avanti una politica antisociale, tagliando i finanziamenti ai servizi pubblici, alla formazione dei giovani poveri, che innalza le tasse universitarie, che smantella il servizio sanitario pubblico, che riduce drasticamente le risorse delle regioni e dei boroughs più poveri di Londra. Questa violenza ha un bersaglio. È anche la violenza del borough di Haringey che in febbraio ha votato il taglio di 41 milioni di sterline al suo budget, il più imponente della sua storia. La comunità locale, attiva ed in mobilitazione già da diversi mesi (http://www.hapsnews.net) aveva allora tentato di reagire. All’ennesima manifestazione ignorata, il municipio era stato occupato in maniera pacifica nella speranza di impedire il voto ma le autorità locali avevano chiamato la riot police. Le conseguenze di quel voto furono immediate e disastrose. Non è che l’inizio ma esso significa la chiusura o il degrado di molte infrastrutture e dei servizi sociali, delle case di riposo, dei servizi di salute mentale, dei parchi, delle biblioteche, delle piscine, delle associazioni comunitarie e giovanili. Appena due settimane fa The Guardian ha pubblicato un video che rivela l’impatto che questo avrà sulla comunità locale (http://www.guardian.co.uk/society/video/2011/jul/31/haringey-youth-club-closures-video).
Le decisioni del governo e degli enti locali non saranno mai considerate violente perché prese da persone in divisa che firmano un documento a porte chiuse. Ma quelle decisioni distruggono delle vite, la povertà aumenta, la gente soffre fino al giorno in cui scoppia. Ecco perché non possiamo accettare la condanna morale della violenza ed ancora meno la solidarietà e le lacrime di coccodrillo di politici, degli enti locali, degli ispettori di polizia e dei giornalisti senza coscienza. I deputati di Haringey David Lammy e Lynn Featherstone e la leader del borough Claire Kober (maggioranza labour) sono i maggiori responsabili. Parlano di disonore e qualificano gli incidenti di sabato come attacchi a Tottenham. Ma chi è che attacca veramente la comunità? Chi ruba e saccheggia Tottenham? Una delle prime dichiarazioni di Lynn Featherstone è stata il ringraziamento alla polizia per il suo lavoro e la promessa di maggiore intransigenza da parte degli agenti. Ecco la voragine che separa l’elite che prende le decisioni dal resto della popolazione. Soffocano tutto con i loro discorsi e i loro sermoni.
È triste dirlo ma non c’era bisogno di un profeta per predire che una tale rabbia, che un tale sollevamento, sarebbe potuto scoppiare di questi tempi, nei quartieri poveri di Londra. Bastava un’altra ingiustizia, un evento scatenante: la morte di Mark Duggan (a distanza di diversi giorni dalla la sua morte, la sua famiglia non ne era stata ancora informata ed ha appreso tutto dai giornali). Per quanto concerne i fatti, la versione ufficiale è stata che Mark Duggan ha sparato all’agente, che il proiettile aveva colpito la radio dell’agente e che questi aveva subito risposto al fuoco. Secondo le informazioni del Guardian, il proiettile trovato nella radio era del poliziotto; http://www.guardian.co.uk/uk/2011/aug/07police-attack-london-burns) residente a Broadwater Farm nel quartiere di Tottenham, a Londra.
P.S. Mentre finisco di scrivere, gli incidenti si estendono ad altri quartieri della capitale: Hackney nell’est, Peckham, Lewisham e Croydon a sud… La frustrazione e l’oppressione non sono evidentemente presenti solo a Tottenham. La goccia che ha fatto traboccare il vaso…
8 agosto 2011
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