Se l' accumulazione di capitale è la causa della crisi,
cerchiamo la soluzione nella ricchezza!
Negli ultimi giorni sono state pubblicate nel diario ufficiale della Unione Europea alcune decisioni del Consiglio Europeo dirette alla Grecia, nelle quali si avanza una serie di richieste che il Paese deve soddisfare in determinati ambiti. COMUNICATO DELLA CGT: PER LA CGT LA RIFORMA DEL LAVORO IMPOSTA DAL GOVERNO E’ UN ATTACCO FRONTALE AL DIRITTO E ALLA NEGOZIAZIONE COLLETTIVA E AL SINDACALISMO La CGT propone la proclamazione di uno sciopero generale per il 30 giugno. La Grecia dovrà cancellare la maggior parte dei finanziamenti destinati ai sussidi di solidarietà, tagliare le pensioni più alte, aumentare nuovamente l’IVA e le imposte su carburante, tabacco ed alcolici. Queste sono solo alcune misure. Dovrà inoltre riformare le amministrazioni pubbliche, limitando al 20% il rinnovo dei funzionari che vanno in pensione; in altre parole, 1 nuovo ingresso ogni 5 pensionati. Anche le pensioni saranno riformate, attraverso l’innalzamento dell’età pensionabile e la riduzione della spesa pubblica sulle pensioni nel periodo 2010-2060, ossia per mezzo secolo. Se questo non sarà sufficiente, dovrà elaborare una legge di riforma del sistema di negoziazione salariale nel settore privato che preveda una riduzione della retribuzione sugli straordinari, maggiore flessibilità nell’orario lavorativo e la possibilità di accordare patti territoriali per fissare un incremento salariale inferiore agli accordi previsti negli accordi di settore. Ciò equivale ad eliminare per legge la negoziazione collettiva. Allo stesso modo dovrà ampliare il periodo di prova dei nuovi contratti e facilitare un maggior ricorso ai contratti a tempo determinato. Risulta paradossale che si designi la classe operaia per risolvere un supposto problema che qualcun altro ha creato. E lo chiamiamo un problema “supposto” perché qualcuno ha deciso che il debito pubblico non debba superare una certa percentuale sul PIL. I Paesi ricevono pressioni in questo senso, ma non tutti. Il Giappone è il Paese che appartiene alla Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) che possiede il debito pubblico più elevato, che raggiungerà il 200% del suo PIL per la fine del 2010. Tuttavia questo Paese non sta subendo le stesse pressioni degli altri. Perché? Perché gli investitori internazionali, alias i mercati, non sottoscrivono il debito pubblico giapponese: sono i risparmiatori nazionali a possedere più del 95% del debito. Osservando le misure imposte alla Grecia e le sfumature con cui si stanno applicando in tutti i Paesi, notiamo che esse sono indirizzate all’ottenimento di denaro in modo facile. Il banco vince, i creditori vogliono far pagare e non sono disposti ad aspettare il risultato di altre misure che si ripercuotano sulle classi abbienti, come tassare le rendite del capitale, eliminare le frodi fiscali, il lavoro sommerso etc… I propri mercati si vedrebbero colpiti da queste misure. È necessario ricordare che secondo i dati della Comisión Nacional del Mercado de Valores (Commissione Nazionale della Borsa), il 53% dei cosiddetti hedge funds o fondi di libero investimento sono domiciliati in paradisi fiscali: ovvero non pagano alcuna tassa. In realtà il vero problema del deficit non è l’eccesso di spesa pubblica ma la mancanza di entrate, o meglio, il basso carico fiscale per impresari e rendite del capitale. (…) Nel 1995 i fondi pensionistici privati nel mondo gestivano 4,9 miliardi di Euro e nel 2009 raggiunsero la cifra di 12,7 miliardi, ossia il 27% del PIL mondiale. Se alla privatizzazione delle pensioni si somma la mancanza di esazione a livello globale dovuta al continuo abbassamento delle imposte, il risultato è un enorme travaso di denaro che per anni è stato gestito dalla Pubblica Amministrazione e che ora è amministrato da enti privati, banche, fondi di investimento; in sostanza dal mercato. Il sistema capitalista, obbedendo alla sua logica del massimo profitto, ha perseguito la ricerca del beneficio illimitato, usando l’eccedenza di capitale per concedere crediti smisurati alle classi medie e popolari affinché potessero continuare il consumo di prodotti generati dal proprio sistema, creando così una spirale infernale che ci ha portati al collasso. Un collasso che si traduce nell’insolvenza dei consumatori verso le banche e, a loro volta, sono insolventi verso i mercati finanziari e altre banche. La soluzione che vogliono gli Stati è che le banche vengano rafforzate perché non crollino ma soprattutto affinché i creditori (gli stessi mercati che hanno generato questa crisi) non smettano di pagare. Per questo gli Stati optano per prestare denaro pubblico alle banche ma poiché gli stessi Stati non hanno denaro sufficiente devono ricorrere nuovamente ai mercati finanziari per ottenerne di più. Ciò provoca un aumento della spesa pubblica e così via, all’infinito. Perché non si aiuta la Grecia a pagare i suoi debiti se i suoi principali creditori sono le banche tedesche e francesi? Ecco che questa follia è il risultato finale di una politica economica globalizzata che porta le popolazioni a povertà ed esclusione sociale. Attenendoci alle decisioni che il Consiglio Europeo esige dalla Grecia, è evidente come la sovranità popolare si riduca a carta straccia (se mai sia stata altro). Risulta inaccettabile che si legiferi in questo modo dall’esterno e da parte di istituzioni che non sono state elette dal popolo. Come GCT abbiamo denunciato da tempo questa situazione di ingiustizia e proposto come alternativa, al contrario di ciò che si è fatto, una più equa ridistribuzione della ricchezza. Intendendola non come divisione di dividendi o azioni tra la popolazione ma impiegando quel denaro in servizi pubblici di qualità e con carattere autenticamente universale affinché ne possano usufruire le persone che realmente producono ricchezza. Perché questo sia possibile è imprescindibile che passino a gestione interamente pubblica il controllo dell’energia, i trasporti, le telecomunicazioni, la gestione dell’acqua, la sanità, l’educazione, etc… Le persone non hanno lo stesso concetto di redditività del sistema capitalista, quindi le risorse e le infrastrutture necessarie affinché tutta la popolazione veda soddisfatti i bisogni primari non possono essere gestite da coloro che ci hanno portato a questa situazione. Pensiamo sia venuto il momento di dire basta non solo ai mercati ma anche agli Stati che obbediscono alle istruzioni delle istituzioni private. È inammissibile che le stesse entità che hanno generato la crisi stiano imponendo le loro regole per uscirne e risulta soffocante l’osservanza incondizionata della classe politica intera. In queste circostanze la passività non è solo la loro forza ma è soprattutto un atteggiamento suicida.
Secretariado Permanente Comité Confederal de la CGT 29/6/2010
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