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RESOCONTO RIUNIONE NAZIONALE LAV. COOP. SOCIALI E DEL TERZO SETTORE
Il 25 Giugno si è svolta a Roma la riunione nazionale di lavoratrici e lavoratori di cooperative sociali e del terzo settore, erano presenti le realtà di Roma, Cassino (Fr), Udine e Torre Annunziata (Na).
Roma Bene Comune mozione finale
L’assemblea nazionale realizzata a partire dall’appello proposto da Roma Bene Comune, che si è tenuta oggi 10 settembre 2011, ha raccolto nella struttura dell’ex deposito Atac di San Paolo a Roma una partecipazione che non si vedeva da tempo di collettivi, associazioni, movimenti, realtà del sindacalismo conflittuale e di base;
Ecco un esempio demenziale di cosa possa produrre la "disoccupazione"…
Sono mesi che non rispondiamo più a questa povera marionetta... però un paio di risate vorremmo farcele anche noi...
PerlediPirla
Rubrica sui tesori nascosti nei cervelli d’ostrica
Invitiamo i lettori e le lettrici di Lottadiclasse a recuperare il numero del Corriere della Sera di sabato 17 settembre, dove, a pagina 58, compare l’articolo del Sig. Dario Di Vico: “No agli straordinari di domenica e la democrazia batte il buon senso”
USICONS
NUOVO SERVIZIO ATTIVATO dall’Associazione utenti e consumatori USICONS, PER LAVORATORI E LAVORATRICI DEL SETTORE SCOLASTICO – EDUCATIVO (dagli asili nido e scuole dell’infanzia comunali, alle scuole statali di ogni ordine e grado), PER GENITORI E GENITRICI,
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| ROMANO IL MANCINO |
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ROMANO IL MANCINONato a San Giorgio di Nogaro (Udine) il 7 ottobre 1913, deceduto a Pisino (Croazia) il 7 aprile 1976, contadino.
Era nato a Zellina, frazione di San Giorgio, in una famiglia di contadini. Sesto di nove fratelli, Gelindo aveva perduto l'uso del braccio sinistro, ma ciò non gli impedì dopo l'8 settembre 1943, di entrare a far parte della Resistenza. Prima viene impiegato come trasportatore, poi, su sua richiesta, nell'estate del 1944, Gelindo entra nei reparti combattenti e in breve diventa il capo del leggendario gruppo dei “Diavoli Rossi”. Così venivano chiamati una ventina di gappisti che operavano nella Bassa Friulana sotto la guida, appunto, di Citossi, che aveva assunto il nome di battaglia di “Romano il Mancino”. I “Diavoli Rossi” erano quasi tutti giovanissimi e, del resto, “Romano il Mancino” che li guidava - in imboscate, sabotaggi, eliminazione di spie e di finti partigiani, in requisizioni e trasporto di armi e viveri in montagna - aveva appena superato i trent'anni. L'azione più clamorosa (tanto che ne parlarono Radio Londra e Radio Mosca e tanto da indurre il maggiore Nicholson, della Missione Alleata, a procurare almeno un “lancio” di armi, munizioni e vestiario agli ardimentosi che avevano la loro base a Spessa di Cividale), fu quella dell'assalto al carcere di Udine. È la sera del 7 febbraio 1945. Un “capitano nazista” (in realtà si trattava di “Piotto”, un caucasico che aveva disertato dalla Wehrmacht ed era passato con la Resistenza), spinge a calci verso il portone del penitenziario due “banditi” che ha catturato: Gelindo Citossi e Enzo Jurich. Quando la guardia apre il portoncino, entrano di sorpresa anche Carlo Avanzo (un partigiano di Ferrara), Giovanni Zaninelli (18 anni, di San Giorgio di Nogaro), Antonio Burba (18 anni, di Driolassa di Teor), Galliano Ferisin (16 anni, di Cervignano), Luigi Scagnelli (18, di Pavia), Ferruccio Manzione (25, di Castions di Strada), Giovanni Piani (21, di Gonars), Pietro Tavars (18, di Gonars), Angelo Pelizzon (17, di Carlino), Angelo Basso (21, di Udine), Aldo Plaino (24, di Udine), Valerio Stella (35, di Torreano), Raffaele De Sario (22, di Bari), “Tigre” (un partigiano della Bassa Friulana) e Pietro Zorzini (il vice comandante della banda, che sarebbe stato ucciso tre settimane dopo). Abbattute due guardie che avevano opposto resistenza, gli uomini di “Romano il Mancino” liberano 73 tra partigiani e prigionieri politici (sei dei quali già condannati a morte), un maggiore e due soldati inglesi. Per la fuga dei prigionieri provvede Ferruccio Buffa, con un camion rubato una settimana prima da lui, da Zorzini e da Rinaldo Nadalutti; tutti gli altri si allontanano a piccoli gruppi, vanamente inseguiti dai nazifascisti, accorsi dopo la prima sparatoria. Gli uomini di Gelindo Citossi riceveranno subito l'encomio del Corpo Volontari della Libertà. Nel dopoguerra per “Romano il Mancino”, nessun riconoscimento ufficiale. Per lui soltanto il ricordo della gente del Friuli. Con la dedica a Romano il Mancino della Biblioteca popolare vogliamo ricordare un combattente straordinario, un antifascista senza compromessi, un uomo che, per quanto menomato nel fisico aveva un cuore grande... e lo seppe far parlare. I bibliotecari di Romano
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