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RESOCONTO RIUNIONE NAZIONALE LAV. COOP. SOCIALI E DEL TERZO SETTORE
Il 25 Giugno si è svolta a Roma la riunione nazionale di lavoratrici e lavoratori di cooperative sociali e del terzo settore, erano presenti le realtà di Roma, Cassino (Fr), Udine e Torre Annunziata (Na).
Roma Bene Comune mozione finale
L’assemblea nazionale realizzata a partire dall’appello proposto da Roma Bene Comune, che si è tenuta oggi 10 settembre 2011, ha raccolto nella struttura dell’ex deposito Atac di San Paolo a Roma una partecipazione che non si vedeva da tempo di collettivi, associazioni, movimenti, realtà del sindacalismo conflittuale e di base;
Ecco un esempio demenziale di cosa possa produrre la "disoccupazione"…
Sono mesi che non rispondiamo più a questa povera marionetta... però un paio di risate vorremmo farcele anche noi...
PerlediPirla
Rubrica sui tesori nascosti nei cervelli d’ostrica
Invitiamo i lettori e le lettrici di Lottadiclasse a recuperare il numero del Corriere della Sera di sabato 17 settembre, dove, a pagina 58, compare l’articolo del Sig. Dario Di Vico: “No agli straordinari di domenica e la democrazia batte il buon senso”
USICONS
NUOVO SERVIZIO ATTIVATO dall’Associazione utenti e consumatori USICONS, PER LAVORATORI E LAVORATRICI DEL SETTORE SCOLASTICO – EDUCATIVO (dagli asili nido e scuole dell’infanzia comunali, alle scuole statali di ogni ordine e grado), PER GENITORI E GENITRICI,
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| Omaggio a Francisco Ferrer |
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Bisogna precisare subito che un discorso su Francisco Ferrer non sarà mai facile perché troppo complessa è la serie di domande che pone tuttora la sua opera, il suo modo di sentire, la sua militanza nel campo dell’educazione libertaria. Francisco Ferrer è stato assassinato il 13 ottobre 1909 da un plotone d’esecuzione perché aveva commesso un crimine orrendo: educare alla libertà gli esseri umani fin dalla prima età. Educare alla ragione ed alla sperimentazione, dissolvendo i dogmi e le superstizioni che avvolgevano milioni di uomini e donne nella Spagna dell’epoca. Per il buon Francisco educare gli esseri umani a comprendere il senso ed il significato della gerarchia sociale, a concepire pensieri che spiegassero ed interpretassero il perché ed il come una parte piccola della società vivesse nella ricchezza, nel privilegio, nel lusso, mentre la stragrande maggioranza parte viveva nelle più enormi difficoltà esistenziali, significava spiegare e rendere manifesto come una parte della società fosse così convincente nel dire che il mondo “è così” e non un altro. Obbedienza e passiva ripetizione. Ferrer era consapevole di quanta importanza avessero questi elementi del sentire umano. I bambini, sosteneva Ferrer, erano particolarmente sensibili al fatto che alle parole, ai pensieri, seguano atti e comportamenti congruenti e non ambigui. Perché la mente dei bambini non solo è straordinariamente ricettiva ma particolarmente sensibile a tutti gli elementi della vita. Fin dai primi giorni della Scuola Moderna, Ferrer cercò un espressivo contatto proprio con i genitori, al fine di sottolineare le qualità particolari della scuola laica e razionalista. Un esempio è tratto proprio da una lettera aperta dedicata ai genitori in uno dei primi numeri del bollettino della scuola.
Ai genitori Cari genitori, nel rivolgermi a voi mi baso sul ricordo che conservo della vostra prima riunione, il giorno dell'inaugurazione della scuola. Tutti compenetrati delle buone parole che avevate appena udito, uniti da un medesimo sentimento di dovere che su noi incombe, della grande parte di responsabilità che pesa su di voi nell'opera di educazione dei vostri figli, veniste spontaneamente ad assicurarci la vostra collaborazione e ad impegnarvi a seguire i nostri consigli. È ciò che mi incoraggia oggi a comunicarvi le mie osservazioni, fiduciosi che le accoglierete così come ve le faccio, con tutto il cuore. Tra tutti i mali che soffre la Spagna, nati nel suo passato di oppressione teocratica, ce n'è uno, ultimo vestigio del terrore inquisitoriale, trasmesso da atavismo fino all'epoca presente e che esercita sugli uomini l'azione più nefasta; mi riferisco alla paura dell'opinione pubblica, graficamente espressa da questa frase: "cosa dirà la gente", che spinge molti, anche tra i migliori, a fare certe concessioni contro la propria volontà e che se ne dolgono nel profondo del cuore. Sembra che voi, che non avete temuto di inviare alla nostra scuola le vostre figlie e i vostri figli, ribadendo così la vostra fede nella scienza e il vostro disprezzo nei confronti di tutte le superstizioni, siate al coperto da questo dualismo. Ma senza dubbio, più di una volta, nel corso di un mese, ho avuto la sensazione di udire alcuni padri, e madri soprattutto, dire in presenza dei loro figli: "cosa vuole questo qui! Ci si vede obbligati a rappresentare sulla carta la commedia della vita, e a dire e persino a fare il contrario di ciò che si pensa". Non dirò quanto sia penoso che la verità si pieghi dinanzi all'errore, che l'inalienabile diritto alla libertà di pensiero si sottometta all'oscurantismo; non indagherò perché i migliori, i più numerosi, che per ciò stesso potrebbero essere i più forti, tremino davanti all'ombra di una sottana che già considerano screditata; vorrei solo parlare del male che, senza volerlo e inconsciamente, questi genitori fanno ai loro figli. I genitori sono per i figli l'esempio che devono imitare costantemente: come non sentire un profondo turbamento, proprio nell'età in cui incominciano a formarsi una coscienza, udendo quella stessa madre che li rimprovera per una bugia a volte insignificante, affermare davanti ad un'altra persona, e come la cosa più naturale del mondo, che è giusto fingere, che si deve passare davanti a certe persone per molto diversi da quello che si è in realtà? Non è questo un piantare nei bambini il seme dell'ipocrisia? Questo non è incatenarvi ed incatenare in voi questa libertà sublime che consideravate la più preziosa delle vostre aspirazioni e senza la quale non esiste vera umanità? E questa nefasta influenza non è una parola vana, i nostri timori non sono chimerici, lottiamo continuamente contro questa perversa inclinazione che distoglie gli alunni dal lavoro quando si trovano al di fuori della portata della nostra vigilanza come non si azzarderebbero a fare in vostra presenza, anche se sanno di non potere essere castigati da parte nostra; anzi, al contrario, ne apprezziamo la franchezza. Guardatevi attentamente dall'apparire con questa doppia faccia davanti ai vostri figli; pensate sempre alla sua presenza e alla portata delle vostre parole sulla sua intelligenza giovanile. Vigilarsi costantemente è già un impegno molto rigoroso; ma è un dovere ineluttabile, come lo sono tutti i doveri; l'educatore, qualunque sia il motivo e la causa per cui è obbligato ad esserlo, non ha il diritto a dimenticare il suo incarico, ne a distrarsi per altre preoccupazioni. E quali altri educatori sono più vicini degli stessi genitori? Infine, cerchiamo insieme il rimedio al male causato da parole sconsiderate. Credo che si potrebbe fare osservare ai bambini come è evidente che non si può mai far coincidere il comportamento con le intenzioni; che ciò costituisce un grande male sociale e che allo scopo di liberarli da questa violenza, voi, i genitori, siete disposti a fare per i vostri figli i più grandi sacrifici, fornendo loro un'istruzione ampia e solida perché possano conquistare il diritto di lavorare, uomini e donne, come persone degne; sarebbe a dire, di parlare, pensare e operare liberamente e di caratterizzare tutta la vita con il sigillo della sincerità.
Ferrer non nascose mai nel suo ambizioso progetto che l’obiettivo della scuola razionale e libera, la Scuola Moderna, era quello di educare le classi lavoratrici al modello razionalista bandendo ogni idea di coercizione. La Scuola Moderna era basata appunto su discipline umanistiche e scientifiche (ma erano scienza la storia e la filosofia) e sulla più larga sperimentazione, la scuola si fondava sull’educazione senza dogmi, senza verità prestabilite. Erano i bambini e le bambine che fondavano il loro sapere solo dopo l’applicazione e solo dopo aver sperimentato loro stessi nell’apprendere. Loro stessi arrivavano alla conclusione che non vi erano né autorità chimeriche, né autorità umane di per sé. Ciò significava che chiunque frequentasse la scuola era trattato con il massimo senso del rispetto. I castighi non esistevano ed erano sostituiti dal dialogo. L’obbedienza “cieca” era sostituita dal senso di responsabilità individuale. Non esistevano nessun tipo di discriminazioni tra bambini e bambine. Ferrer insegnava che la libertà doveva essere esercitata e non appresa. Ferrer era stato in gioventù un repubblicano convinto e per tale motivo fu costretto all’esilio in Francia. Rimase però presto deluso dai repubblicani e soprattutto nel loro metodo, appunto politico, di gruppo ristretto fondamentalmente elitario. La parola repubblica iniziò ben presto a diventare troppo stretta e troppo angusta, perché in fondo sostanzialmente legata a cambi di vertici politici. Iniziò a guardarsi intorno sentendo quali veramente fossero le sue aspirazioni di militante che pensava ad una rivoluzione in Spagna. Il lato attivo del pensiero umano lo trovò nel fiorente movimento anarchico in Francia. Le sue rudimentali idee sulla pedagogia vennero illuminate da anarchici come Robin, ma conobbe anche le metodologie di Kropotkin, Faure e Reclus. Libero pensiero ed applicazione sperimentale. Nessun dogma religioso o politico, solo la ragione e la libertà contro le coercizioni sociali, politiche, religiose, morali o economiche. In particolare il pensiero libertario aveva già da tempo sperimentato ed attuato, quando fu possibile, pensando sempre all’esperienza di Robin a Cempuis, le modalità di un educazione libera: Programma di educazione laica senza insegnamenti religiosi I contenuti ritenuti fondamentali delle scienze naturali, delle matematiche, della storia e delle lingue Il metodo scientifico e sperimentale per sviluppare l’osservazione e la capacità di sperimentare L’insegnamento della storia intesa sulla conoscenza approfondita dei popoli. Si pensi allo studio dei danni che la guerra impone ai poveri mediante l’obnubilamento patriottico e militarista. Il pensiero critico nelle lettere e nella filosofia, la sensibilità artistica e la creatività La coeducazione dei sessi, considerata di vitale importanza nell’insegnamento misto Eliminazione di premi e castighi, misure della competizione Applicazioni tecniche e manuali come modelli di sviluppo della mente e delle qualità sensoriali. Questa naturalmente non è la sede per una riflessione in merito ai limiti del positivismo. Ma alla fine dell’800 la parola “metodo positivo”, nel vasto ambito delle opinioni rivoluzionarie sull’educazione, significava essenzialmente una lotta frontale all’autorità dello Stato sul tema dell’educazione. Negli anni della Scuola Moderna, grazie alla sua volontà di sapere, Ferrer non solo riflette accuratamente sulle sue concezioni repubblicane, ma arriva ad una dimensione, diciamo culturale, ampia e approfondita sui soggetti, sui protagonisti, dell’educazione: i bambini e le bambine, ragazzi e ragazze, e nella Spagna dell’epoca, concretamente appartenenti nella stragrande maggioranza alla classe lavoratrice. Tuttavia Ferrer conserverà sempre una fiducia illuministica nelle piccole classi medie, suscettibili appunto di “illuminazione” rispetto all’emancipazione umana. Sperimentazioni antropologiche partendo dalla vita semplice dei figli dei lavoratori. Il concetto di autorità paterna L’ambiente e l’igiene La capacità di discorso dei bambini. Il riflesso di questo sul mondo. La capacità di apprendimento pratico dalle cose della vita: cosa è una fabbrica, cosa è un fiume, cosa è un fiore. La geografia naturale contro la carta e le sue convenzioni politiche (Reclus – Kropotkin, anarchici ma anche valenti geografi) Il mondo della produzione sociale. Chi produce e chi guadagna. Quale era la percezione di ciò nelle menti dei bambini figli di lavoratori? Si pensi alle idee anarchiche in merito all’insegnamento integrale e diffusissime nelle organizzazioni proletarie da più di 30 anni Federaciòn Regional Obrera Española de la AIT Congresso di Saragozza 1872 Dove campeggiava la scritta L’emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi (…) L’istruzione integrale Considerando che l’idea nasce dall’azione e che all’azione ritorna; o, il che equivale, che l’idea, figlia degli stimoli che la natura provoca in noi, reagisce nuovamente, sulla natura stessa, trasformandola a favore di chi ha dato origine all’idea; Considerando che il lavoro e l’intelligenza non sono antitetici, come hanno sempre sostenuto i sistemi mistici, ma al contrario, (…) due aspetti diversi di una stessa cosa; Considerando che, pertanto, nell’ordine sociale non vi sono che lavori più o meno manuali e più o meno intellettuali; Considerando che quanta più parte assume l’intelligenza nel lavoro, più lieve e produttivo questo sarà per l’uomo (…) Riteniamo che nello stato di emancipazione del proletariato, quando la società sia composta insieme da individui che producono una quantità equivalente a quella che consumano, ogni persona dovrà essere preparata per intraprendere il suo lavoro rispettivo, attraverso un insegnamento integrale, cioè attraverso una educazione che ne sviluppi tutte le facoltà, fino al punto di poter comprendere tutti i fenomeni che si verificano nell’ordine della natura. Per questo suggeriamo il seguente progetto di insegnamento integrale, dando all’allievo innanzitutto l’insegnamento della lettura e della scrittura: Periodo della Sensazione – Azione della natura sull’uomo Periodo del Confronto – Formazione dell’idea Periodo dell’Azione – Fenomeni sociali che l’idea provoca Il documento si concludeva invitando i sindacati dei lavoratori ad istituire scuole e atenei Perché Ferrer improvvisamente si illumina nel conoscere un testo simile, che è poi patrimonio comune nella cultura dei sindacati dei lavoratori? Si illumina improvvisamente perché è la risposta assolutamente concreta e certa a ciò che aveva compreso solo nella teoria: lo Stato attraverso l’istruzione e la scuola riproduce il suo modello di legittimità e di autorità. Ciò che è una convenzione politica, un prodotto umano, diventa un elemento naturale a cui tutti devono assoggettarsi. Lo stesso concetto di Godwin in merito all’educazione controllata dallo Stato. Ferrer approfondisce le sue relazioni con gli anarchici in Spagna, soprattutto in Catalogna a Barcellona. Ma la parola “anarchici” a Barcellona significa organizzazione dei lavoratori, sindacati di mestieri, assemblee e conferenze pubbliche, dibattito, vita pulsante in coloro che prefigurano la rivoluzione sociale libertaria. E’ noto il suo rapporto con Anselmo Lorenzo, una delle figure più prestigiose dell’anarchismo spagnolo, fondatore della sezione spagnola dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, che seguendo le tesi federaliste, autogestionarie e libertarie di Bakunin, ne sarà parte integrante nel Congresso di Saint Imier nel 1872. Ferrer scrive sulla stampa anarchica, scrive di pedagogia ma non solo. I suoi scritti sono anarchici. Il suo pseudonimo è “Cero”. Ossia “zero”. Vediamone un esempio: Il lavoratore è un uomo; il sovrano, il pontefice, il governante, sono uomini. Da un valore sottraendo un valore uguale rimane zero. Ma se nelle matematiche sociali, fra l’uomo ed il sovrano, o il pontefice, o il legislatore o il governante rimane un resto, resto di spoliazione dall’usurpazione di sofferenza dalla tirannia di umiliazione dalla superbia di sangue e lacrime dai delitti questi resti così stupefacenti come risultano nella storia dell’umanità, la natura li nega, il senso comune li rifiuta, la giustizia li maledice (…) Il periodico è Huelga General, sciopero generale, che sarà in futuro uno dei punti di aggregazione dell’anarcosindacalimo negli anni a venire. Ferrer collabora e ricerca fondi. Sostiene ormai tutto ciò è relazionato con la propaganda anarchica e ne paga le conseguenze con il carcere e la calunnia. Al di là di tutto e delle lotte sociali contingenti, Ferrer darà alla parola “sciopero generale” il significato di rifiuto di obbedienza alla morale borghese, al dominio del capitale, all’oppressione sociale e religiosa. Sciopero generale per costruire un diverso senso della vita e dell’esistenza, mediante la società libera da ogni dominio religioso, politico, economico. Nella Scuola Moderna, l’essere umano fin dai suoi primi anni di esistenza, formula pensieri, considerazioni, sviluppando il naturale buon senso della vita. Esempio bambina 9 anni (vedi mostra) Il criminale viene condannato a morte: se l’omicida merita questa pena, chi condanna e chi uccide il criminale sono ugualmente degli omicidi. Secondo logica dovrebbero morire anche loro: e così finirebbe l’umanità. Sarebbe meglio che invece di castigare il criminale commettendo un altro crimine, gli si dessero buoni e saggi consigli in modo che possa comprendere che non farebbe mai più un crimine. Senza contare che se fossimo tutti responsabilmente uguali, non ci sarebbero ladroni, né assassini, né ricchi, né poveri, ma esseri umani uguali amanti del lavoro e della libertà. Altro esempio bambina 9 anni – pubblicato da Ferrer ne La Scuola Moderna Vi saluto cari operai per il lavoro che fate per il bene della società. Voi e tutti gli operai bisogna ringraziare per il lavoro con cui fate tutto il necessario per la vita e non per i ricchi, i quali vi pagano un misero salario; e non ve lo pagano perché viviate, ma perché se voi non lavorate, dovrebbero lavorare loro stessi… |
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