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RESOCONTO RIUNIONE NAZIONALE LAV. COOP. SOCIALI E DEL TERZO SETTORE
Il 25 Giugno si è svolta a Roma la riunione nazionale di lavoratrici e lavoratori di cooperative sociali e del terzo settore, erano presenti le realtà di Roma, Cassino (Fr), Udine e Torre Annunziata (Na).
Roma Bene Comune mozione finale
L’assemblea nazionale realizzata a partire dall’appello proposto da Roma Bene Comune, che si è tenuta oggi 10 settembre 2011, ha raccolto nella struttura dell’ex deposito Atac di San Paolo a Roma una partecipazione che non si vedeva da tempo di collettivi, associazioni, movimenti, realtà del sindacalismo conflittuale e di base;
Ecco un esempio demenziale di cosa possa produrre la "disoccupazione"…
Sono mesi che non rispondiamo più a questa povera marionetta... però un paio di risate vorremmo farcele anche noi...
PerlediPirla
Rubrica sui tesori nascosti nei cervelli d’ostrica
Invitiamo i lettori e le lettrici di Lottadiclasse a recuperare il numero del Corriere della Sera di sabato 17 settembre, dove, a pagina 58, compare l’articolo del Sig. Dario Di Vico: “No agli straordinari di domenica e la democrazia batte il buon senso”
USICONS
NUOVO SERVIZIO ATTIVATO dall’Associazione utenti e consumatori USICONS, PER LAVORATORI E LAVORATRICI DEL SETTORE SCOLASTICO – EDUCATIVO (dagli asili nido e scuole dell’infanzia comunali, alle scuole statali di ogni ordine e grado), PER GENITORI E GENITRICI,
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FIN CHE MORTE NON VI SEPARI
Il 25 novembre 1960, tre attiviste persero la vita per mano della polizia segreta del dittatore dominicano Rafael Leonidas Trujillo. Dal 1999, su richiesta della Repubblica Dominicana, il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Questa ricorrenza non possiede un simbolo floreale e non è stata catturata dalle lusinghe del commercio: è pertanto poco conosciuta. È l’unica giornata dell’anno, eccezion fatta per l’8 marzo, in cui i mezzi di comunicazione enunciano cifre e le alte cariche dello Stato esprimono preoccupazione. Chi invece non si limita a denunciare due volte all’anno ma tenacemente si allarma, impegna e diffonde questo orrore sommerso sono le Donne in Nero che a Udine, in collaborazione con La Tela, il servizio Zero Tolerance ed il Comune di Udine, hanno organizzato un incontro dibattito dal titolo “Il femminicidio come fatto sociale”. Tale evento ha ospitato Monica Miserocchi, avvocata del foro di Ravenna, e Sonia Giari, laureata in Scienze Politiche all’Università di Bologna, specializzata in diritti umani ed autrice di una ricerca sui femminicidi commessi in Italia nel 2007. Assente per cause di forza maggiore, Sonia Giari ha inviato la trascrizione della propria riflessione affinché le organizzatrici ne dessero voce. “Femminicidio” è un neologismo che ha la volontà politica di distinguersi dal termine “omicidio”, inadeguato a descrivere la soppressione della vita o l’annientamento psicologico esercitato nei confronti delle donne in quanto donne. Esso richiama, in primis, i fatti di Ciudad Juarez, città sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti. In questa ed altre aree circostanti si sono stabilite numerose maquilas, fabbriche di proprietà delle solite e note multinazionali. Negli stabilimenti il maltrattamento e la molestia sessuale sono all’ordine del giorno, i licenziamenti ingiustificati, i ritmi di lavoro dickensiani, le condizioni di sicurezza nulle, la legislazione del lavoro inesistente. L’87 % della manodopera impiegata è femminile. A Ciudad Juarez, 500 donne hanno perso la vita dal 1993 ma le indagini non procedono. Il governatore dello Stato (siamo in Chihuahua) è un ex-poliziotto condannato per corruzione proprio nell’ambito delle indagini sui femminicidi. Ma non c'è solo Ciudad Juarez: il femminicidio è sotto i nostri occhi in tutto il mondo. Alla sua diffusione fanno concorrenza solo il silenzio e l’impunità di cui gode. Quando una donna viene sopraffatta ed annientata psicologicamente, picchiata e stuprata o uccisa le responsabilità dirette del sistema di potere maschile, il patriarcato, vengono sempre omesse nell’analisi del problema. È come tagliare la coda ad una lucertola: la sua rigenerazione e garantita. I mezzi di comunicazione di massa ne fanno sempre un discorso con valenze socio-economiche ed anagrafiche peculiari (lui aveva appena perso il lavoro e non aveva retto lo stress, lei era molto più giovane di lui….). Per non parlare degli eventuali rilievi razziali o di provenienza geografica, comodi al finanziamento delle politiche securitarie governative (ricordo la campagna anti-rumena realizzata dalla stampa e dalle televisioni nazionali a ridosso delle elezioni politiche del 2008). Simili fatti hanno, invece, una matrice comune. Sono dei veri e propri delitti di genere. Sono trasversali dal punto di vista socio-economico e non hanno passaporto. Gli fanno compagnia le discriminazioni salariali e la precarietà professionale, il linguaggio sessista, lo svilimento del corpo femminile, le norme sociali e morali diseguali, l’assegnazione di un duplice o triplice fardello sulle spalle delle donne (che tanto si sa… sono più versatili e brave degli uomini ad occuparsi di più cose contemporaneamente e a tenere ordinata la casa! A volte finiscono al Centro di Salute Mentale ma - che peccato! rari sono gli operatpri e le operatrici che abbiano coscienza del femminicidio). Ogni 10 giorni in Europa un uomo uccide la propria famiglia e sé: non c’entrano crisi e disoccupazione, il problema è culturale ed è di molto anteriore al suo epilogo. Il matrimonio è sempre stato uno dei luoghi meno sicuri per le donne. In Unione Europea, 1 donna su 4 ha subito violenza almeno una volta nella propria vita, nel 95% dei casi in ambito familiare; questo genere di violenza è la prima causa di morte ed invalidità nelle donne tra i 16 ed i 44 anni. Queste dinamiche si svolgono prevalentemente in ambiente domestico ed intimo, in relazioni di potere diseguali. Solo nominando e combattendo il dominio patriarcale, questo tipo di violenza potrà scomparire. Si inizia con piccoli segni. Ad esempio, ribellandosi alla consuetudine che vuole che le donne siedano sempre dietro e gli uomini davanti, quando si viaggia in automobile. Di ronde inutili e maschi protettori, è evidente, ne facciamo volentieri a meno. |
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