Lavoratori fragili ... sono tra noi, ma per quanto?

08 di Dicembre, 2020 - Generale - Commento -

L’arrivo della pandemia, tra le tante, drammatiche situazioni che ha creato, ha fatto sì che il mondo del lavoro si arricchisse di una nuova categoria di lavoratori: i “fragili”. Una situazione paradossale la loro, perché potrebbero lavorare: non hanno patologie che impedirebbero, per esempio, di stare ad un telefono o dietro un pc. L’unica cosa che NON DEVONO ASSOLUTAMENTE FARE è lavorare in presenza. Si, perché se il SARS COV2, sviluppa la COVID 19 e può essere pericoloso per un lavoratore mediamente sano, il lavoratore fragile, in caso di contagio avrebbe, pressochè sicuramente, effetti letali o fatali. La consapevolezza di ciò, però, non ha convinto il nostro Governo a guardare lontano, quando, il 17 marzo 2020 ha promulgato il D.L. 18/2020, all’interno del quale venivano date le prime indicazioni a tutela di questi lavoratori. In sintesi: rimanete a casa, in malattia, non andrà a finire nel comporto perché equiparata al ricovero. Peccato che, in alcuni CCNL, anche il ricovero vada nel comporto! E questo non sarebbe niente, a fronte di quanto accaduto dopo l’emanazione del D. L.18: grande confusione tra i medici di base che ne sapevano meno dei loro assistiti, i quali, in poco tempo, si sono trasformati in cacciatori di cavilli e postille. Eh si, perché, per un mese di seguito, tutti sapevano che quei giorni dovevano essere codificati sotto il codice “v07” … tranne i medici di base. Così, mentre i medici competenti, man mano certificavano le fragilità dei lavoratori (possessori dei benefici della L. 104, art. 3 sia comma 1 che 3, o in condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita) ed impedivano (giustamente) il loro rientro sui posti di quei lavori che li avrebbero esposti al rischio, i medici di base cominciavano a certificare le malattie dei loro assistiti ritenuti fragili, nei modi più creativi immaginabili: c’è stato chi ha osato mettere il codice V07 senza una circolare INPS che desse istruzioni in tal senso, o chi ha certificato la malattia citando il decreto nei certificati o chi ha certificato altre malattie (non potendo fare diversamente senza indicazioni precise) o chi, proprio, non ha voluto redarre il certificato al paziente che, per rimanere a casa, costringendo il lavoratore ad aprire una corrispondenza di raccomandate con INPS. E fin qui eravamo ancora a marzo, mese in cui il Governo (in virtù dell’adozione delle misure prese per uno stato di emergenza iniziato il 31 gennaio 2020 e che doveva durare sei mesi, ha decretato che le tutele dei lavoratori fragili sarebbero dovute arrivare fino al 30 aprile 2020. Dopodiché c’è stato uno stillicidio legato a proroghe e mancate proroghe, tanto che il periodo Primo agosto - 15 ottobre è stato “coperto” ufficialmente in sede di promulgazione del D.L. 126/2020 del 13 ottobre. Nel frattempo, lavoratori e lavoratrici, disperati all’idea che potessero rimanere senza stipendio al raggiungimento dei 180 giorni indennizzati dall’INPS, hanno deciso di farsi rilasciare certificati che interrompessero il loro stato di fragilità e sono tornati sui propri posti di lavoro a rischio delle loro stesse vite. Su eventuali responsabilità di certe scelte, dovremo per forza tornare a discutere e fermare questo mondo che ruota solo intorno al profitto e per cui, puoi anche essere malato oncologico al quarto stadio, ma se superi il comporto ti licenzio. E’ successo anche questo e solo l’indignazione popolare ha consentito il rientro di una situazione così vergognosa! Ma oggi? Oggi a che punto sono i lavoratori fragili? Da capo! Esposti al comporto! Eh si, perché il 13 ottobre 2020, il Legislatore, emanando il D.L. 126 ha pensato di fare cosa buona e giusta inserendo due parole accanto a “smart working” collegato ai lavoratori fragili: “...di norma”. Così, oltre dimenticarsi i lavoratori con i benefici della L. 104, art. 3, comma 1, oltre dimenticarsi di prolungare la tutela legata all’equiparazione del ricovero, oltre il 15 ottobre, leggiamo in tale D.L. la seguente modifica dell’art. 26, comma 2 bis:”… i lavoratori fragili di cui al comma 2 svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l'adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto”. Situazione nel mondo reale? Disastrosa! Altri lavoratori e lavoratrici sono tornati a lavorare, con proprie misure cautelative perché non sempre il Datore di Lavoro mette loro a disposizione, per esempio, le mascherine FFP2 o FFP3 o le visiere. Quasi nessuno ha concesso la “modalità agile” o la “formazione da remoto” o “l’adibizione ad altre mansioni”. Specie nella scuola, dove, addirittura, i Dirigenti Scolastici, all’idea di finire davanti alla Corte dei Conti per danno erariale, non concedono smart working di nessun genere a docenti fragili, perché “ora al tuo posto c’è un supplente”. In conclusione, se la pandemia per il mondo del lavoro si è dimostrata un disastro a 360 gradi, nella scuola ancor di più.  E ora? Ora c’è un tourbillon di emendamenti che cerca di mettere l’ennesima toppa in occasione dell’approvazione del Bilancio Italiano. L’USI ha inviato delle PEC alla Direzione Generale INPS, al Presidente Conte ed al Gabinetto del Ministro Speranza per ottenere chiarimenti, ma, ad oggi, nessuno ha ritenuto opportuno rispondere. Purtroppo, però, è sotto gli occhi di tutti, più o meno profani, che questo stato di emergenza non finirà al 31 dicembre 2020 o al 31 gennaio 2021. Per i lavoratori fragili, inoltre, si rischia anche di andare oltre una vaccinazione per l’immunità di gregge: molti non potranno essere sottoposti proprio a quel vaccino perché immunodepressi. Allora perché non predisporre un piano, organico, a lunga scadenza per questa categoria? Perché sembrerebbe quasi che si speri di prenderli o per stanchezza o per comporto… e fare in modo che alleggeriscano il Sistema Sanitario Nazionale o quello pensionistico. Qualcuno che ha segnato parecchie fasi di questo disgraziato Paese, tempo fa ha detto “… a pensare male degli altri si fa peccato...ma spesso si indovina...”...e mi sa che io sono una peccatrice! 

Serenetta Monti Vice Segretario Romano USI ed RSU USI Zètema

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