Patto per la scuola al centro del Paese e DL Sostegni bis Cosa cambia per la scuola?

02 di Giugno, 2021 - Generale - Commento -

 di Claudia Santi
Il 20 maggio, il Presidente del Consiglio Mario Draghi ed il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi hanno sottoscritto il “Patto per la scuola al centro del Paese” con CGIL, CISL e UIL, SNALS e ANIEF.
Ecco in dettaglio, i punti su cui Governo, Ministro e OOSS hanno convenuto:
• Garantire un’efficace programmazione e gestione dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche autonome attraverso nuove procedure di reclutamento finalizzate ad assicurare la presenza di ogni figura professionale prevista dall’organico il primo settembre di ogni anno, per superare la difficoltà della ripresa annuale delle attività scolastiche, determinata dal numero di posti di personale dirigente, docente e ATA, DSGA e personale educativo non coperto dal personale di ruolo. Tale impegno si deve realizzare entro l’avvio del prossimo anno scolastico, anche attraverso una procedura urgente e transitoria di reclutamento a tempo indeterminato.
• Rendere le procedure per il reclutamento del personale scolastico regolari, per la selezione delle migliori competenze, perseguendo l’obiettivo di non alimentare il precariato anche tramite procedure semplificate e valorizzando la formazione del personale.

• Garantire la sicurezza degli ambienti scolastici in relazione all’evolversi della pandemia e con riferimento all’efficientamento energetico e sismico delle scuole, anche con un ampio intervento di riqualificazione del patrimonio edilizio dedicato alle attività di istruzione, nell’ambito delle iniziative indicate nel PNRR.
• Definire, anche attraverso le risorse disponibili per la contrattazione, provvedimenti finalizzati all’innalzamento dei livelli di istruzione volti a contrastare gli abbandoni e la dispersione scolastica e per aumentare l’inclusività, per il rafforzamento dell’offerta formativa delle scuole in raccordo con i territori e per sviluppare percorsi didattici individualizzati per tutti gli studenti, attraverso un utilizzo più efficace delle risorse.
• Assicurare la continuità didattica tramite una programmazione pluriennale degli organici.
• Dedicare risorse al potenziamento della funzione dell'istruzione tecnica e professionale favorendo la sinergia dell’istruzione tecnica superiore con Università ed Enti di ricerca e rafforzando l’integrazione con l’ordinamento scolastico.
• Potenziare la formazione iniziale dei docenti della scuola secondaria, anche basandola su un modello formativo strutturato e integrato tra le 5 Università e le scuole, idoneo a sviluppare coerentemente le competenze necessarie per l’esercizio della professione.
• Definire un sistema strutturato di formazione continua, in coerenza con quanto previsto nel Patto per l'innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, con riferimento alle metodologie didattiche innovative e alle competenze linguistiche e digitali, nell’ambito delle prerogative degli organi di autogoverno delle istituzioni scolastiche, per i quali sarà avviato un processo riformatore volto a definirne le competenze e coordinarle con quelle dei dirigenti scolastici, nell’ambito delle prerogative degli OO.CC., garantendo la libertà di insegnamento.
• Programmare percorsi formativi per dirigenti in relazione alle metodologie di direzione, coordinamento e di supporto alla progettazione didattica e a quella gestionale e amministrativa.
• Programmare percorsi formativi per il reclutamento e la formazione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario delle scuole, compresi i neoassunti.
• Prevedere efficaci politiche salariali per la valorizzazione del personale dirigente, docente e ATA, con il prossimo rinnovo del contratto, tramite le risorse di cui al Patto per l'innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale.

• Prevedere, in un’ottica pluriennale, forme di valorizzazione di tutto il personale della scuola, nell’ambito del fondo di cui all’art. 1, c. 592, della legge 7 dicembre 2017, n. 205 e del Fondo Unico Nazionale Dirigenti Scolastici (FUN), coerentemente con le politiche relative al personale pubblico di cui al Patto per l'innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale. 6 • Prevedere nell’Atto di indirizzo, con un confronto preventivo, un adeguato riconoscimento a tutte le professionalità operanti nella scuola, compresa la dirigenza scolastica.
• Procedere al rafforzamento delle istituzioni scolastiche, in particolare nel Mezzogiorno e nelle aree interne, nell’ambito dell’impegno assunto nel PNRR, volto alla riduzione dei divari territoriali e allo sviluppo di una strategia per contrastare in modo strutturale l’abbandono scolastico. • Rafforzare la rete di supporto all’autonomia scolastica nell’ambito delle rispettive competenze e risorse tra Stato, Regioni, Enti locali, Autonomie scolastiche.
• Rafforzare l’amministrazione centrale e periferica, anche in un’ottica di organizzazione data-driven, con una cabina di regia centrale dotata di risorse umane con competenze multidisciplinari, a supporto dei compiti propri delle istituzioni scolastiche.
• Adottare provvedimenti legislativi o amministrativi di semplificazione e di armonizzazione, resi necessari dalla stratificazione determinata dall’accumularsi della produzione normativa in materia di Istruzione. A tal fine si considera opportuna la redazione di un Testo Unico sulla scuola. • Aprire un confronto sulla mobilità del personale scolastico e della dirigenza.
• Ridefinire le responsabilità del datore di lavoro in tema di sicurezza negli edifici scolastici distinguendo quelle strutturali in capo ai proprietari degli istituti da quelle gestionali affidate ai dirigenti scolastici.
• Ripensare l’orientamento scolastico a partire dal I ciclo, favorendo il raccordo tra istituzioni scolastiche e il territorio.
• Operare, in coerenza con le previsioni del PNRR, per la riduzione del numero di alunni per classe e per istituzioni scolastiche, a partire dal prossimo anno scolastico, alla luce dell’andamento demografico della popolazione, finalizzando le risorse per migliorare il servizio e favorire la diffusione del tempo pieno.
Lo stesso 20 maggio, il governo aveva approvato il nuovo DL Sostegni bis, che prevede anche una serie di interventi indirizzati alla scuola, alcuni dei quali totalmente in contrasto con quanto firmato nel patto. Al di là delle altisonanti promesse e dichiarazioni di principio, ci sembra che nella sostanza la scuola resti nella posizione marginale in cui si trova da decenni, e che non vi sia alcuna intenzione di risolvere il nodo dei precari, che si è ulteriormente aggravato in questo AS con oltre 200.000 cattedre (pari a un quinto del totale) affidate a personale non di ruolo. Si prevedono per il 2021 oltre 31mila pensionamenti, e perciò appare chiaro che i 26.500 docenti che usufruiranno (forse) del concorso straordinario, anche se immessi tutti in ruolo a settembre non potranno non solo sanare il turn over pregresso, ma neanche colmare i vuoti lasciati dai docenti che andranno in pensione dal 1° settembre 2021. Per il resto, sono in agenda, con varie formule, circa 40.000 immissioni in ruolo di cui circa 3.000 riguardano le materie scientifiche e tecnologiche. Anche le norme sui concorsi cosiddetti ordinari non sembrano andare nella direzione sperata. Ma, come ha riconosciuto il Ministro stesso, all’apertura della scuola il prossimo settembre, resteranno ancora scoperte circa 150.000 cattedre, che, come è prevedibile, saranno inevitabilmente assegnate a personale precario, andando ancora ad alimentare e non a sanare una situazione ormai prossima al collasso. In queste condizioni, si comprende come qualsiasi intervento che voglia diminuire il numero degli alunni per classe è irrealizzabile: si fa affidamento, insomma, solo sul calo demografico, che, secondo le stime, già l’anno prossimo, dovrebbe portare 100.000 studenti in meno nelle aule. Una ben triste prospettiva. Inoltre, sia detto per inciso, il precariato, da qualche anno interessa non solo i docenti, ma anche i Dirigenti, dal momento che si calcola che più di un terzo degli istituti abbiano oggi DSGA Direttori dei servizi generali amministrativi facenti funzione. Infine, si conferma, sia pur in forma diversa, il blocco della mobilità per i docenti, supportato a livello ideologico dal ‘mito’ della continuità didattica. Il limite quinquennale introdotto dalla Azzolina lo scorso anno (che impediva ogni trasferimento per i nuovi vincitori di concorso), è stato abolito e si è tornati a quello triennale, già previsto dal Contratto. Il governo, però, per tutelare l’interesse degli studenti, ha bloccato per tre anni le richieste di mobilità per tutti, anche per coloro che vogliano cambiare la titolarità nel quadro della provincia (art. 58 comma 1 lettera f). Infine, il DL sostegni bis, mira a stabilizzare quello che il precedente governo aveva provato a imporre, prendendo a pretesto l’emergenza sanitaria, ossia far rientrare negli obblighi di servizio tutte le attività didattica programmate dagli istituti tra il 1° settembre e l’inizio delle lezioni, rendendo di fatto dovuti, e quindi non retribuiti a parte, i corsi di recupero e ogni altra attività integrativa di insegnamento (art. 58 comma 1 lettera c). In conclusione, il governo a guida Draghi conferma quanto già sapevamo: si tratta di un governo liberista, attento solo alle logiche del profitto e sensibile solo alle richieste dei ceti imprenditoriali e alle lobbies finanziarie nostrane e d’oltralpe.



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